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Ezio Tongiorgi è nato a Milano nel 1912 ed è morto a Pisa nel 1987. Allievo presso la Scuola Normale Superiore e presso l’Università di Pisa, si è laureato in Scienze naturali nel 1934. Prima assistente e successivamente aiuto presso l’Istituto botanico dell’Università di Pisa, ha conseguito la libera docenza nel 1939. Le ricerche effettuate sulla storia della vegetazione dell’Appennino gli valsero nel 1938 il premio bandito dalla Società italiana per il progresso delle scienze. Al termine del secondo conflitto mondiale, durante il quale era stato chiamato alle armi come sottotenente di artiglieria, per poi passare nelle file della Resistenza romana, riprese l’attività scientifica presso la sua università come assistente, poi come incaricato - fu tra l’altro direttore dell’Istituto e Orto botanico - e infine, dal 1965 , come ordinario di Geologia nucleare, allargando progressivamente i suoi campi di interesse che spaziavano dalla botanica alla paleobotanica, dall’antropologia alla paleontologia, dalla geologia nucleare alla museologia scientifica. In questi ambiti Ezio Tongiorgi ha promosso numerose istituzioni e iniziative di notevole importanza per la città e l’Università di Pisa. Fu fondatore dell’Istituto di antropologia, di geologia nucleare, dell’Istituto internazionale per le ricerche geotermiche del CNR, uno dei primi in Europa ad affrontare problemi di geocronologia, paleoclimatologia e idrologia isotopica. Nel 1972 diede vita alla rivista «Geothermics». Nel 1976 ricevette il premio “A. Feltrinelli” dell’Accademia nazionale dei Lincei per le ricerche nel settore geomineralogico. Fu anche presidente della Commissione provinciale incaricata di individuare le parti del territorio pisano da porre sotto il vincolo paesaggistico, carica che mantenne dagli anni Cinquanta fino al 1977, allorché questo compito di tutela fu trasferito dal Ministero per i beni culturali alle Regioni. Fin dal 1946 promosse e condusse personalmente importanti scavi paleontologici sul Lungomonte pisano, in Alta Garfagnana, nel Lazio e in Liguria. Nel 1953, in occasione del Congresso internazionale sul Quaternario organizzato in Italia da Alberto Carlo Blanc, Livio Trevisan e dallo stesso Tongiorgi, allestì a Pisa una mostra nella quale venne esposto un campionario di tutte le culture che si erano succedute in Italia dal Paleolitico inferiore all’Età del bronzo. Questo significativo evento culturale contribuì a diffondere la convinzione che lo studio dell’Uomo costituisse una disciplina storica che non può prescindere dall’ ausilio delle scienze naturali, convinzione metodologica alla quale egli non avrebbe mai rinunciato.

Alla fine degli anni Settanta, dopo l’abbandono della Certosa di Calci da parte dei monaci, si prodigò affinché il prestigioso edificio monumentale venisse affidato all’Università al fine di costituirvi il Museo di storia naturale e del territorio di cui curò il trasferimento e l’allestimento e di cui divenne direttore dal 1977 al 1985. Ezio Tongiorgi ha inoltre studiato i problemi della subsidenza del sottosuolo pisano, controllando l’andamento della falda freatica attraverso illivellamento della superficie topografica e dei pozzi della pianura, dando anche avvio al piano di riorganizzazione della zona costiera di Marina di Pisa per salvaguardarla dall’erosione. A questi interessi scientifici Ezio Tongiorgi accompagnò costanti interessi di matrice storico-umanistica, anticipando quel connubio tra sapere scientifico e sapere umanistico che costituisce oggi un aspetto saliente della più avanzata cultura non solo italiana.

Di salde convinzioni repubblicane fu, fin dal 1956, presidente della Domus Mazziniana che potenziò facendone un attivo centro di ricerche risorgimentali. Le sempre più accentuate propensioni per la storia in generale e per quella della città e del territorio pisano in particolare, lo indussero ad operare concretamente in questi ambiti. Si dedicò, insieme alla moglie Liana Strenta, al recupero, mediante assidue campagne di scavo condotte dapprima a livello personale e quindi con il supporto della Soprintendenza ai Beni Archeologici, allo studio delle ceramiche medievali e dei cd. “bacini” che adornano le chiese cittadine. I numerosi reperti recuperati, sempre illustrati da rigorosi studi documentari e archivistici, sono oggi esposti presso il Museo nazionale di San Matteo in una sala dedicata ai coniugi Tongiorgi. Fu anche l’ideatore e il direttore responsabile della rivista «Antichità Pisane», un agile trimestrale di «Archeologia e Topografia Storica», uscita tra il 1974 e il 1975, che costituì una significativa palestra per molti giovani studiosi, e alla quale va il merito di avere per prima affrontato numerosi importanti problemi di archeologia e storia locale, successivamente ripresi ed approfonditi. Attivo ed entusiasta sostenitore di iniziative volte alla valorizzazione delle realtà culturali della sua città, fu nel 1980 il concreto ed energico presidente della sezione pisana delle Mostre medicee, organizzate nell’ambito della XVI Esposizione europea di arte, scienza e cultura. A riconoscimento delle sue alte qualità umane e culturali, nel 1994 il Comune di Pisa ha voluto onorarlo dedicandogli una piazza.

“Scienziato-umanista”, Ezio Tongiorgi è stato appassionato bibliofilo e collezionista di stampe e di iconografia della città di Pisa, nella profonda convinzione del valore dei documenti scritti come supporto indispensabile per lo studio dei fenomeni storici e delle produzioni artistiche e di cultura materiale. Nell’ultima fase della vita si è prevalentemente dedicato alla trascrizione e allo studio di opere di cronisti e storici pisani e fiorentini della fine del Quattrocento e degli inizi del Cinquecento. In collaborazione con Giuliana Berti ha pubblicato infatti nel 1982 la Storia dei tempi suoi di Pietro Vaglienti, mentre lasciò interrotti, per la morte, i Ricordi e la Storia fiorentina di Bartolomeo Cerretani che sono stati portati a termine e editi nel 1993 e nel 1994 a cura della stessa Berti.

Una significativa raccolta di stoffe copte del V-VII secolo collezionate da Ezio Tongiorgi e dalla moglie Liana, donata dagli eredi alla Soprintendenza ai Beni Artistici e Architettonici di Pisa, è attualmente esposta presso il Museo di Villa Mansi di Lucca. Gli interessi dei coniugi Tongiorgi sono riflessi nella loro vasta biblioteca, curata oggi dal figlio Paolo e dai nipoti Fabio e Duccio.

Duccio Tongiorgi

Da: Emilio Capannelli, Elisabetta Insabato (a cura di), Guida agli archivi delle personalità della cultura in Toscana tra ’800 e ’900: l’area pisana. Firenze, Olschki, 2000.

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